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venerdì, 28 settembre 2007
10 monaci buddhisti provenienti dal Tibet, il “Tetto del mondo”, a Pescara.
Il 20 settembre.
Per raccontare la loro storia, una storia fatta di presecuzioni ingiustamente patite e, nonostante questo, di una profonda cultura all’insegna della pace. Con uno spettacolo di danze rituali “Cham” all’Auditorium Flaiano, nel cui foyer avevano anche realizzato un mandàla. Che adesso non posso spiegarvi cos'è perché i famosi 60 secondi altrimenti non mi bastano.
...come la danza dei Dervisci rotanti, ciascun punto è l’inizio e la fine dell’universo. Come in un cerchio. Perché la teoria delle superstringhe ha rivelato che l’universo è solo un ologramma composto di stringhe in perenne vibrazione.
Gli universi non sono situati fisicamente in luoghi differenti, ma sono tutti nello stesso posto e risultano a noi invisibili soltanto perché la frequenza a cui vibra la loro materia è diversa dalla della nostra, e quindi risulta per noi non percepibile.
Vorrei salire sul palco.
E chiedere ai Dervisci di invertire il senso della loro danza.
Siamo soltanto la sabbia del nostro mandàla.
lunedì, 30 luglio 2007
Quando ti sposi succedono sempre un sacco di cose strane. Al di là del fatto che ti sposi, voglio dire. I regali, per esempio. Sia che tu abbia fatto una lista nozze sia che tu l’abbia accuratamente evitata, devi comunque aspettarti di ricevere, oltre alle classiche 10 cornici d’argento 10, anche tutta una serie di oggetti improponibili e strampalati. A volte talmente improponibili e strampalati che non riesci neppure a capire a cosa servano.
Dalla confezione e dalla busta, e magari anche dall’espressione soddisfatta di chi te lo ha regalato, intuisci che lo strano oggetto che hai di fronte probabilmente è anche abbastanza caro. Però proprio non riesci ad immaginare a cosa possa servire. In quei casi ringrazi. Ringrazi e basta. Fingi di aver capito tutto e ringrazi.
All’inaugurazione dell’Ex Aurum è andata un po’ così. Musiche, luci e fuochi d’artificio manco fossimo alla notte degli Oscar. Tutti contenti. Tutti felici. E tutti a chiedersi: a che servirà? Che ci faranno? E “La fabbrica delle idee”: cos’è?
Polemico? No. Semplicemente non vorrei che l’Ex Aurum facesse la stessa fine dello scolaverdure d’argento che ho ricevuto al mio matrimonio. Splendido, costoso e inutile.
giovedì, 12 luglio 2007
martedì, 26 giugno 2007
Io e il mio amico passeggiamo sul bagnasciuga. Due ore a giocare sotto il sole hanno messo a dura prova la nostra resistenza fisica. Non si direbbe, eppure il tressette è un gioco estremamente faticoso. E sì che a 40 gradi è troppo faticoso anche soltanto ascoltare musica con l'iPod. Parliamo e camminiamo. Arriviamo fino al Traghetto, che dall'Orsa Maggiore saranno sì e no 3-4 stabilimenti, ma vista la lentezza con cui procediamo, il tragitto è sufficiente per intavolare uno di quei classici discorsi pseudofilosofici da domenica pomeriggio al mare.
Con rara maestria, il mio amico si rivende una riflessione sulla fragilità dell'esistenza e dei rapporti umani fatta dallo zio il pomeriggio precedente. "La vita", mi dice grosso modo, "è come la Sinfonia n. 45 di Haydn, la celebre Sinfonia degli addii, chiamata così perché nel corso dell’ultimo movimento i musicisti si alzano ed abbandonano gradualmente il palcoscenico, uno alla volta, lasciando alla fine un violinista solo sul palco, che chiude la sinfonia in pianissimo". Bella immagine. Un po' triste, ma bella. Gli rispondo che certi addii è la vita ad imporceli, e non ci si può fare niente, ma che certi altri siamo noi volerli. Oppure, semplicemente, a non far nulla per evitarli. Come se avessimo mille altre vite a disposizione. E invece no. Non abbiamo tutto questo tempo.
L'estate ha un buon odore. Chissà se ha un nome. Rigiriamo e torniamo verso la nostra palma. Ci muoviamo a due all'ora. La velocità di due vecchi amici che hanno ancora voglia di stare insieme e di raccontarsi.
mercoledì, 13 giugno 2007
Nel mio calendario (quello mentale, l'iCal del mio Mac lo uso per ricordarmi le bollette e gli F24 da pagare) ogni giorno è evidenziato con un immaginario circoletto rosso. Una noticina scritta piccola, in corsivo, di lato. Perché ogni giorno (o quasi) è l'anniversario di qualcosa. Ricorrenze come se piovesse. Ricorrenze improbabili. Ricorrenze di ogni genere. Anche se ce ne sono alcune più speciali di altre, uniche e indispensabili. Perché l'unica cosa davvero spaventosa è quando in fondo non c'è granché da ricordare.
L'ultima frontiera, una sorta di sport estremo della memoria, è la ricorrenza legata alla prima volta in cui una cosa "non è successa". Perché c'è una prima volta anche per le cose che non succedono, ed a volte è più importante di quella in cui le cose succedono.
Ma ci sono anche le ricorrenze, diciamo così, "normali". Compleanni e anniversari di matrimonio. Quelle vere, quelle che tutti accettano come tali. Tipo il 26 giugno, che compio 34 anni.
Il freddo non ci ha portato via e siamo ancora qui (grow old along with me / the best is yet to be). L'estate sta cantando dappertutto. E spero di fare in tempo a regalarmi un Intercity tutto nuovo.
Intercity Magazine numero 83, giovedì 28 giugno 2007.
mercoledì, 30 maggio 2007
 Venerdì 25 maggio ore 18 e qualcosa. Piano terra della Fondazione Pescarabruzzo, C.so Umberto 83, Pescara. Presentazione dell'antologia " - 12 nuovi accessi all'Abruzzo", edita da Giulio Perrone Editore e curata da Massimo Avenali. Conduce il sottoscritto. Dopo essersi fatto pregare un po', per la verità, ma non perché ce ne fosse realmente bisogno. Così, soltanto perché mi piace essere pregato un po'.
Per fare le cose per bene, innanzitutto ho ordinato su internet una t-shirt che avevo adocchiato da tempo. Blu, con la scritta (in rosso) "Johnny and the Moondogs", uno dei vecchi nomi dei Beatles, un nome di quando non erano ancora famosi. Mi sembrava un gesto benaugurale. E poi non sapevo cosa indossare sotto il blazeer.
Come seconda mossa, approfittando di tre pause pranzo tre, ho letto davvero tutto il libro, al mare, steso sul lettino mentre prendevo il sole (e forse ne ho preso pure troppo, dicono). E mi è piaciuto. Non ancora geniale, forse, ma di qualità, ben al di sopra della media di prodotti simili. Senza mai suonare gratuito, senza mai suonare "cartolinaceo". E con alcune pagine che spiccano.
I miei autori preferiti? Niente nomi. Un indizio, se proprio volete: i miei autori preferiti sono quelli che non sanno cosa hanno scritto. Quelli che, si potrebbe persino dire, hanno scritto proprio per saperlo.
lunedì, 21 maggio 2007
 Il Bill Evans Trio ha avuto diverse versioni.
La prima, con Scott La Faro al basso e Paul Motian alla batteria, è considerata da molti la vetta più alta del jazz. Musica perfetta, immobile e blu. La luce dell'introspezione. Un piacere tranquillo che però brucia dentro (come quando una porta si apre all'improvviso, ed entra lei, come il sole...).
Scott era un ragazzino prodigio come lo era stato Bill. Quando Scott morì prematuramente per un banale incidente, Bill non si riprese più. In tre, sembra sempre che uno racconti e gli altri facciano "mhh mhh... ah ah... giusto amico...", e che stiano lì ad annuire...
Autumn Leaves è tratta dall'album capolavoro Portrait in Jazz. Dopo l'esecuzione del tema al pianoforte da parte di Bill c'è un assolo di Scott con il commento di Bill... Poi Bill comincia ad essere nervoso, le frasi di Scott sempre più intervallate e alla fine, orgasmico, Paul alla batteria interviene proprio nel momento in cui Bill riprende con un lungo assolo...
Il tutto ricorda per godimento l'inizio di Mean Mr.Mustard dei Beatles.
Quanto basta per avere la sensazione del mondo.
Ultima annotazione.
Da servire tiepido accompagnato da un Don Delillo ( Libra, I Nomi, Rumore Bianco).
venerdì, 10 novembre 2006
 Autocitarsi non è mai un buon segno, e dire "l'avevo detto io!" sa molto di piccoli omini blu che puffano due mele o poco più. Ma era maggio quando sulle righe di questa rubrica, intitolata per l'occasione "Preoccupati per il Marrucino" manifestavo i miei dubbi sul modo in cui si stava gestendo il passaggio dalla fase commissariale (quella di Aurelio Bigi, che ha retto il teatro per 10 anni con i risultati straordinari che tante volte abbiamo evidenziato) a quella nuova, "ufficiale".
Sta andando peggio del previsto, ne stanno succedendo di tutti i colori. Un'attesa infinita per nominare il CdA (nomine politiche, s'intende), e dopo pochi mesi quest'ultimo ha già sfiduciato il presidente, Giancarlo Zappacosta, perché "esulava dalle sue competenze". Intanto, non paghi del ritardo con cui è cominciata della vendita dei biglietti e degli abbonamenti (di una stagione preparata per tempo dalla gestione commissariale), non si pensa affatto alla prossima e sono incerte le riconferme dei responsabili di palinsesto ( Natalia Di Iorio, ad esempio). La promessa di nominare l'ex commissario Aurelio Bigi presidente onorario non è stata neanche messa all'odg, sebbene si tratti di una carica non operativa. Il CdA ha scritto al sindaco perché intervenga, ma finora nulla è stato fatto.
Sì, "Marionette al Marrucino" è un titolo cattivo, anche se il primo spettacolo del cartellone di prosa, Varietà, ha come protagonisti le divertentissime marionette de I piccoli di Podrecca, e su questo impronterò la mia strategia difensiva in caso di denunce.
mercoledì, 25 ottobre 2006
WAR IS OVER!
If you want it
martedì, 10 ottobre 2006
 Stai percorrendo la stessa strada di uno dei tuoi genitori. Il suo stesso lavoro (si può chiamare "lavoro"? Probabilmente sì, ma anche "passione", e "missione", forse). Ti chiami Sean, Sean Lennon. Into the sun, il disco di debutto, è stato più difficile del previsto. Non è stato un gran successo commerciale, nonostante l'enorme curiosità. Otto anni dopo ci riprovi con Friendly Fire, uscito il 2 di ottobre nei negozi di mezzo mondo. "In questi anni non sono stato fermo - hai precisato alla rivista Time Out New York -. Ho fatto musica in modo più anonimo. Non che abbia smesso di registrare, suonare ed esibirmi, ho continuato a fare tutte queste cose, solo più discretamente. C'è stato un periodo dopo il mio album di debutto in cui ho voluto seguire un modo differente di fare le cose. Perché c'è una vasta discrepanza tra quello che molta gente pensa di me - il figlio di John Lennon - e quello che sono".
- Tutto fa un uomo, nella vita. Tutto crede, nei giorni. Crede perfino che il suo sangue scorra alla volte in vene altrui. O che quello che è stato si possa disfare. Crede di rompere il destino con l'ebbrezza. Tutto questo lo so, e non è nulla. [...] E' necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno. L'orgia del mio destino è finita nell'Ade, finita cantando secondo i miei modi la vita e la morte.
- E che vuol dire che un destino non tradisce?
- Vuol dire che è dentro di te, cosa tua; più profonda del sangue, di là da ogni ebbrezza. Nessun Dio può toccarlo.
Non si può sfuggire al proprio destino.
- Ho cercato me stesso. Non si cerca che questo.
Nota: I brani in corsivo sono tratti da " L'inconsolabile" di Cesare Pavese, sul mito di Orfeo.
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